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NOTIZIE  |  NOTIZIE 2013 II SEMESTRE
 
 
 
        
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Intervista all'ing. Gerardo Porreca da Francesco Tortora di Brixia Solutions su varie problematiche inerenti la materia della salute e della sicurezza sul lavoro.

     Al termine di una giornata formativa organizzata dalla Brixia Business Solutions e svoltasi a Baronissi (Salerno) il 21/11/2013 sul tema del "Decreto del Fare", Francesco Tortora, amministratore del Centro di formazione, ha intervistato l'ing. Gerardo Porreca ponendo allo stesso una serie di quesiti chiedendogli di esprimere il proprio parere sia in merito alle modifiche di recente apportate dalla legge n. 98/2013 al D. Lgs. n. 81/2008 e s.m.i. che su altre problematiche inerenti la materia della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.
     Vari i temi dell'intervista, dal parere sulle modifiche appena introdotte dalla legge n. 98/2013 e su quelle che sarebbe comunque opportuno ancora apportare ad una riflessione sull'andamento del fenomeno infortunistico in Italia, dal suggerimento sul come migliorare le competenze e le professionalità dei responsabili dei servizi di prevenzione e protezione ad una migliore efficacia dell’attività dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza nelle aziende, dalla opportunità o meno di formare i datori di lavoro per potere gestire al meglio la sicurezza nelle proprie aziende alla validità dei criteri di qualificazione dei formatori in materia di salute e sicurezza sul lavoro la cui entrata in vigore è prossima.
     Considerata la lunghezza dell'intervista, durata più di 25 minuti, si dà la possibilità ai lettori qui di seguito di ascoltarla in video o di leggere una sintesi dell'intervista stessa.

     Il video dell'intervista

                                                        SINTESI DELL'INTERVISTA

Quali sono i veri motivi che hanno sensibilmente ridotto il numero di infortuni sui luoghi di lavoro?

G.P.: Non credo che ci sia stata una diminuzione degli infortuni sul lavoro. Se c’è stata e sensibile è stata dovuta in realtà alla diminuzione delle ore lavorate. Quando si parla di statistiche infortuni bisogna tenere conto degli indici e cioè del rapporto fra il numero degli infortuni accaduti e quello delle ore lavorate. E’ chiaro che se diminuiscono le ore lavorate diminuiscono gli infortuni. Certo non diminuiscono perché ci sono stati dei miglioramenti della legge, su questo non ci piove. Le modifiche delle disposizioni di legge vengono fatte con lo scopo di ridurre gli infortuni ma non hanno un effetto immediato. Quando si parla di statistiche infortuni bisogna tenere conto inoltre della fonte che fornisce i dati. Spesso ad esempio nelle statistiche infortuni, anche fornite dall’Inail, non vengono inseriti gli infortuni in itinere che comunque sono infortuni sul lavoro a tutti gli effetti perché accadono a soggetti che si recano sul luogo di lavoro e che vanno comunque tutelati. Non darei quindi tanta importanza all’affermazione sulla diminuzione degli infortuni.

Laddove lei dovesse essere un datore di lavoro in cosa migliorerebbe le competenze dei responsabili dei servizi di prevenzione e protezione?

G.P.: Non è che il datore di lavoro può migliorare le competenze dei responsabili dei servizi di prevenzione e protezione. Il datore ha l’obbligo di valutare i rischi della propria azienda e di valutare la professionalità del RSPP. Si capisce pertanto il perché è indelegabile la nomina del RSPP. Secondo la volontà del legislatore il datore di lavoro deve valutare le sue competenze e capacità informandosi non solo della sua formazione. La frequenza dei moduli A B e C è necessaria sì ma ciò che più conta per il RSPP è l’esperienza. Per effettuare una valutazione dei rischi ci vuole tanta esperienza per cui il datore di lavoro deve accertarsi della precedente attività professionale del RSPP ed acquisire e valutare quanto meno il suo curriculum professionale.

Dopo cinque anni dalla sua entrata in vigore dove apporterebbe modifiche immediate al D. Lgs. 81/2008?

G.P.: Più che modifiche, che poi tutto sommato sono state introdotte dal Decreto del Fare, io invece apporterei delle correzioni al testo del D. Lgs. 81/2008. Ci sono punti dove il decreto non è chiaro mentre le norme penali devono essere chiare. Io rivedrei il decreto 81 là dove chi lo deve interpretare non lo interpreti a modo suo per cui, per esempio, nei procedimenti penali accade spesso che l’accusa lo interpreta in un senso mentre chi si deve difendere lo interpreta in una maniera del tutto diversa. Io più che apportare modifiche, che poi sono state già sostanzialmente apportate dal decreto del fare, lo migliorerei laddove ci sono dei punti di scoordinamento e se si devono fare delle ulteriori modifiche farle migliorative. Sinceramente nelle ultime modifiche io vedo un abbassamento della guardia. Si parla di modifiche formali ma le stesse sono camuffate perché si vanno a togliere documenti di prevenzione che non sono poi tanto formali. Fin quando mi elimini una notifica mi va bene ma quando mi vai ad eliminare un documento come il Duvri vuol dire che non abbiamo capito niente. Si va a togliere un documento fondamentale di prevenzione che è stato posto dal D. Lgs. n. 81/2008 alla base della sicurezza negli appalti e subappalti.

Come considera la preparazione e la partecipazione dei rappresentanti della sicurezza all’interno delle sedi lavorative?

G.P.: Non c’è partecipazione. Il rappresentate dei lavoratori riesce ad esercitare le proprie attribuzioni là dove in effetti ha una risposta dal datore di lavoro sugli interventi da fare in materia di sicurezza sul lavoro. Abbiamo aziende dove si vive alla giornata, dove tutti sanno che ci sono dei rischi e tutti li corrono. In realtà la figura dell’RLS nelle piccole aziende, che in Italia sono presenti in una grossissima percentuale, non esiste. Il legislatore per assicurarsi che nelle piccole aziende ci sia un RLS ha trovato l’escamotage di far pagare, in mancanza, al datore di lavoro delle quote e di imporre altrimenti la figura di un RLS territoriale. Sta facendo di tutto il legislatore per introdurre la figura del RLS nelle aziende. La verità è che in Italia la figura del RLS non decollerà mai nelle piccole aziende dove le cose che non vanno spesso non vengono fatte non per mancanza di volontà ma per altri motivi quali le difficoltà economiche in cui versano le aziende e dove è necessario salvaguardare il delicato equilibrio fra occupazione e sicurezza. Forse forse quando saranno introdotte le quote il datore di lavoro convincerà i lavoratori di riunirsi e di tirare fuori un nome come RLS disposto a pagare il costo della formazione di 32 ore al posto di versare le due quote.

Leggendo il D. Lgs. n. 81/2008 non si nota che il datore di lavoro debba partecipare a dei programmi di formazione. Come può sfuggire un aspetto dove il datore di lavoro debba valutare dei rischi quando poi non c’è l’obbligo che esso debba essere formato?

G.P.: Il datore di lavoro organizza la sicurezza dell’azienda servendosi di strutture diverse. Il legislatore non ha imposto al datore di frequentare un corso di formazione, lo ha imposto solo quando lui  sceglie di svolgere direttamente i compiti del servizio di prevenzione e protezione o solo in alcuni casi particolari quali i lavori in ambienti confinati. E’ giusta l’osservazione che il datore di lavoro non è obbligato a formarsi pur dovendo fare la sicurezza nella propria azienda. Lo stesso può però servirsi degli RSPP degli RLS, del medico competente o di consulenti esterni. Se il legislatore imponesse al datore di lavoro di formarsi in materia di sicurezza sul lavoro si irrigidirebbe ancora di più il sistema. Immaginiamo cosa succederebbe se fosse obbligatoria la formazione. Già oggi l’imprenditore ha difficoltà ad aprire un’azienda. Domani si congelerebbe tutto il sistema. E’ un po’ come quello che accade per il committente nei cantieri edili che pur essendo considerato il Deus ex machina dei cantieri non è tenuto a formarsi. Il committente può essere un privato, un pensionato, uno che non capisce niente di sicurezza ma può servirsi di persone quali il responsabile dei lavori o il coordinatore per la sicurezza ai quali trasferire i suoi compiti ed i suoi obblighi.
 
Fra poco entrerà in vigore il decreto formatori. Sappiamo tutti che alla data di marzo 2014 dovremo essere tutti certificati per poter svolgere docenza ai lavoratori e ad altri attori della sicurezza. Ma in tutta sincerità quali caratteristiche dovrebbe avere un docente per essere un formatore efficace?

G.P.: Quelle formali stanno nel decreto.  Hanno creato un sistema ingarbugliato al massimo che è un misto di requisiti fra titoli di studio esperienza professionale o formativa e frequenza di corsi in materia di sicurezza sul lavoro. E’ un decreto che è una sorta di rebus, difficile anche a sintetizzare. E’ un decreto non facilmente applicabile destinato poi del resto solo alla formazione dei lavoratori e non di altri operatori. Sono stati fissati sei criteri. Un primo criterio, quello più semplice, è basato sul possesso di almeno di 90 ore di docenza nell’area tematica specifica nella quale si vuole andare ad insegnare, un altro è basato sul possesso di una laurea attinente alla tematica specifica, con il significato da dare a quell’attinente non molto chiaro, ed altri basati sull’attività di RSPP o ASPP o sull’attività professionale, non meglio chiarita, ai quali aggiungere poi una delle specifiche riportate in una tabella che si ripete per tutti i criteri e che è ancora un misto di requisiti fra la frequenza di un corso formazione per formatori di 24 ore ed esperienza come docente. Nel decreto non sono stati poi indicati quali sono i contenuti dei corsi di formazione per formatori la cui individuazione è affidata ai singoli centri formativi ed ancor più non sono stati indicati quali requisiti deve possedere il docente che deve formare i formatori per cui si può verificare assurdamente che chi può formare sia meno qualificato di chi deve qualificarsi. Ci si aspettava qualcosa di più. Aggiungiamo confusione a confusione e proprio in un campo quello della formazione che pretende invece la massima chiarezza.

 
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